Italia: architetti e architettura

Riceviamo e pubblichiamo un contributo dell’architetto Franz Falanga


Franco La Cecla ha perfettamente ragione quando ha elencato i rovelli  e i problemi che affliggono l’architettura in Italia. Aggiungerei qualche osservazione al grido di dolore di La Cecla. Quando lui scrive “Perché dobbiamo continuare ad accettare un ambiente costruito che una corporazione di professionisti preoccupati solo del proprio successo ci impongono come dato di fatto? “ personalmente partirei proprio da qui. La Cecla scrive “una corporazione di professionisti”, forse, non sarebbe meglio dire una certa parte della corporazione dei professionisti? Presi in blocco tutti gli architetti è un po’ troppo generalizzante e fuorviante. Mi spiego meglio: se intendiamo la corporazione degli architetti, chiamiamola così (sono d’accordo su questa definizione) come un insieme, io provo a pensare che quanto meno ci siano diversi sottoinsiemi nella corporazione in esame. Tagliando con l’accetta, potremmo dire che esiste un sottoinsieme di professionisti  complici di questa nostra situazione attuale  e un altro sottoinsieme, questo molto più numeroso, che  quotidianamente  si aggiorna, studia, pensa, e si sente sempre più frustrato.  Bene io toglierei da sotto la mannaia di La Cecla questi ultimi, ne parleremo più tardi,  e, rimettendo al giusto posto le cose, se possibile e se ci riesco, penso di dire che quelli appartenenti al primo sottoinsieme, questi sì,  sono quelli che hanno contribuito e stanno contribuendo al disastro lumeggiato da La Cecla. Fra questi professionisti ci sono certamente dei giovani rampanti architetti, ma penso che la maggioranza degli  altri appartenga sempre agli stessi giri, penso che abbiano sempre le stesse facce, condividano da un vita sempre gli stessi meccanismi criptati di relazione fra loro e i politici. Continuando a parlare di questi personaggi, alcuni di essi sono quelli che nelle università hanno sempre tuonato contro la speculazione edilizia, contro la devastazione del territorio.  Poi hanno tuonato sempre meno e sono leggermente e dolcemente scivolati in un cinismo da manuale. Si sono messi con le vele al vento ed hanno raggiunto in velocità gli schiumatori dei mari veri e propri . Il problema è ora il seguente.  E gli altri architetti, giovani e perché no anche qualcuno meno giovane che non hanno mollato ma hanno  fatto la fame, diciamola tutta, che cosa fanno? E poi come sono stati modellati gli altri giovani colleghi, estranei al sacco d’Italia,  dai baroni universitari di cui abbiamo fin’ora parlato? Sembra facile tuonare a favore o contro, ma che devono fare gli esclusi, chiamiamoli così? Ho però contezza ahimè di molti di questi esclusi che sono diventati impermeabili ai vari gridi di dolore. Erano stati costruiti a somiglianza dei loro baroni, diventando così dei baronetti ben fatti. Quindi stiamo ancora scremando. E quelli che restano, diciamo i più, come possono fare per entrare in rete? Perché questo secondo me è il problema come fare per entrare in rete, in una rete di grande impegno e civiltà. Di qui non si scappa, ma come fare? Non voglio qui parlare del ruolo degli ordini che si sono comportati in questi anni in una maniera che  più gesuitica di così non si può.  A questo marasma aggiungiamo il ruolo dei politici ebbene, sì caro La Cecla, i politici ben informati ed addestrati hanno fatto più danni di una guerra regalandosi, mani e piedi legati, ai grandi impresari, ai grandi proprietari di aree urbane e non urbane, non interessa la destinazione, il cambiarla, la destinazione, è operazione imbarazzantemente facile. In ogni caso vorrei tanto, pateticamente,  non essere pessimista, ma mi è difficilissimo pensare il contrario. Non ho finito, la rabbia mi riassale, ma dove sono finiti i Cederna? Che cosa hanno fatto gli ordini durante il sacco d’Italia, quanti architetti che avevano voglia di denunziare sono stati ospitati dai giornali, come mai il grande circo Barnum massmediatico specialmente quello televisivo ha sciorinato aristocratici disinteressi sull’argomento? Addossare la colpa solo agli architetti, a tutti gli architetti è facile, come siamo bravi noi ad autoflagellarci! Così facendo  abbiamo fatto il gioco di quei gran figli di massacratori del territorio ai quali stupidamente abbiamo offerto il destro per  procedere indisturbati.  E meno male che c’è la Milena Gabanelli! E’ una brutta e avvilente storia. Ahimè per tutti, proprio per tutti.

Franz Falanga

Segnaliamo l’interessante sito di ricerca di Franz Falanga http://www.archinv.net/

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