The italian job

Ho seguito con interesse e sorpresa le questioni legate all’urbanistica che in questi mesi hanno infiammato molte comunità urbane italiane. Mi risulta stupefacente che tante persone, che non lo fanno per mestiere, si interessino intensamente ad una materia spesso pesante e complessa come l’urbanistica.

Questo è senz’altro giusto poiché tutti tengono al bene della propria città e quindi è legittimo, meno quando diventa strenua difesa di ideali personali. Ora non voglio permettermi di giudicare chi abbia ragione e chi torto nel dibattito su quali interventi sia giusto fare e quali no, quali siano “belli” e quali “brutti” perché sul bello e sul brutto potremmo dire e scrivere intere biblioteche e ancora non saremmo giunti a capo di nulla.

Porto però un pensiero di un illustre scrittore-architetto, Luigi Prestinenza Puglisi, docente presso l’università di Roma apparso recentemente in internet e che mi sembra degno di attenzione in quanto calza a pennello in molte vicende italiane.

Titolo: Abbattiamo i brutti edifici dei centri storici. “(…) è giunto il momento di una contro offensiva verso le Soprintendenze e gli ambientalisti che stanno sempre più orribilmente mummificando le città e i nostri centri storici, ridotti a banali Disneyland ad esclusivo appannaggio del commercio e del potere politico, che come nel caso di Roma, vi si piazza in maniera arrogante e con falsi storici che lasciano esterrefatti. Per vivere, una città ha bisogno di ricrearsi continuamente non di tutela assoluta.

Occorre quindi cominciare a individuare le aree e gli edifici di scarso interesse e su questi pensare di intervenire, demolendoli e ricostruendo nuove cubature. Basta con restauri sempre più costosi di strutture che non lo meritano e che, risulteranno – come molti sono risultati – incapaci di svolgere degnamente le nuove funzioni a cui sono destinati.

L’architettura contemporanea, come e’ stato dimostrato a Barcellona, ad Amsterdam, a Parigi può essere molto più contestuale degli orrori finto antichi che giorno dopo giorno dobbiamo sorbettarci per colpa di istituzioni che dichiarano di apprezzare la storia e la tradizione ma poi la degradano a una disgustosa accozzaglia di stereotipi folcloristici”.

Fa pensare e fa venire voglia di fare molto. Poi ci ripensi e dici…ah..no…non si può fare niente…….siamo in Italia!

Roberto Navarrini

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