Marco Venturi – Proposte Urbane

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a cura di:

Emanuele Ferrarese – Architetto
Roberto Navarrini – Architetto

edizioni:

OPUS editore – Venezia Italy

L’interesse di Marco Venturi per i luoghi di flusso e trasformazione, e l’attenzione rivolta al tempo come elemento essenziale della pianificazione, è evidente nei lavori di seguito presentati, occasioni per dar forma fisica concetti maturati in una lunga esperienza di analisi. Venturi, per molti anni docente di Urbanistica allo IUAV, oggi impegnato in una consolidata attività di studio e consulenza urbana divisa tra Italia, Canada, USA, Germania e Slovenia, mostra in ,queste pagine una raccolta di proposte urbane.

Una ricerca di alfabeti e grammatiche generate da analisi e riflessioni sul divenire della città e definite dalle specifiche richieste degli interventi. Lo sforzo non è mai rivolto alla ricerca di un’immagine architettonica dove il progetto si configuri come somma di edifici cristallizzati, ma alla realizzazione di pezzi di città dove, all’interno di un insieme omogeneo, i componenti devono godere di ampia flessibilità.

Assunti di fondo, quali la necessità di riammagliare i tessuti, il riuso di “scorie” urbane, il riciclaggio di funzioni e tipi desueti, lo sdoppiarsi del piano calpestabile, ed infine, ma non per scelta, l’oramai improrogabile bisogno di coprirsi il capo con il verde; questi sono i temi che generano queste proposte urbane, consolidando la loro prerogativa di sintassi-sempre-applicabili. Costruzione per negativo, togliendo più che addizionando elementi, pieghe di verde, strips tematiche, assi e coni visivo/connettivi e contaminazioni puntuali trovano posto nelle visioni urbane qui presentate.

Ma la lettura di fondo del luogo è (e deve essere) l’input progettuale. Attraverso la conoscenza precisa del contesto si ricavano le regole, desumendole da preesistenze e segni storici, come la centuriazione nel caso di Caldogno, o le sedimentazioni residenziali nel caso di Sarajevo, oppure le linee ferroviarie ad Heidelberg. Forse più di altri emerge il caso di Pi Glilot, città per 20.000 abitanti connotati da diverse provenienze e culture, dove il recupero di elementi, come la vecchia cava, la collina dei rifiuti e la palude, li trasforma in specificità che creano riferimento ed identità. Ma le analisi attendono le idee, e quelle forti finiscono per legare, e legarsi, con lo stato delle cose; come in Sarajevo, dove la possibilità di connessione ideale tra le colline ha prodotto la collina artificiale/piega-di-verde, sotto la quale i flussi e le funzioni si distribuiscono, o come la proposta per Heidelberg dove le lingue verdi crescono fino a congiungersi con l’abitato, determinando lo sfalsamento dei piani con la definizione di un paesaggio naturale piegato e rafforzato dai puntuali edifici affioranti, così come in Giessen, fino al recente Aquileia dove l’intoccabilità viene sancita da un preservante lenzuolo erboso.

Il progetto per l’area “AEG” a Essen mette in risalto l’esigenza di proporre un’idea di città sempre dinamica e vivace a tutte le ore, dove integrazione e varietà dialogano con la natura che entra anche dentro gli edifici multifunzionali, sotto coperture vetrate. Per Mainz si esplora il tema della città sostenibile. La proposta non si limita a configurare una città di case a basso consumo energetico e di strade corte, ma vuol far divenire il tema energia l’asse portante del progetto, innescante un nuovo modo di intendere le tipologie edilizie, la forma urbana ed il comportamento stesso di chi vive la città; in cui lo spazio centrale, destinato a parco dell’energia, viene orientato in modo da determinare un canale per i venti prevalenti, divenendo nello stesso tempo centro per la collettività e fiera permanente per gli ultimi ritrovati delle tecnologie nel campo delle energie riciclabili. E’ sicuramente un approccio umanista, che si manifesta nella strenua difesa degli spazi pubblici ed aperti, intesi non come luoghi da rispettare ma come luoghi da vivere,concepiti come veri e propri fulcri di aggregazione e come centri dinamici dell’intervento definenti le architetture circostanti: come il sistema di pendii proposto per Sarajevo, o lo snodo su due livelli disegnato per Caldogno, ma anche come le lame espositive di Aquileia, la crepa di Giessen o il canale verde di Essen. Vuoti generatori della città ed ordine del costruito imposto da un inprinting urbano, Marco Venturi progetta le connessioni tra gli spazi ed i flussi urbani per definirne non solo il livello attuale, ma per ordinarne l’evoluzione: tracce volutamente inevitabili per gli sviluppi futuri.

E. Ferrarese e R. Navarrini

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