iscritti all’Ordine degli Architetti Pianificatori
Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Rovigo
Immagini dell’inaugurazione di venerdì 5/11
Pescheria Nuova
centro di informazione e documentazione visiva
corso del popolo, 140 rovigo
Paesaggi in trasformazione (estratto dal catalogo)
L’attenzione verso il mondo dell’architettura, lo scambio di opinioni tra professionisti, l’intreccio delle relazioni tra questi e il vasto pubblico, sono elementi che si pongono alla base sia della crescita professionale dei progettisti che dell’innalzamento del livello qualitativo della produzione architettonica nel nostro Territorio. architettirovigo nasce dalla convinzione di raggiungere un duplice obiettivo: il primo, tessere un legame ideale con la Rassegna “Polesine Architetti & Progetto” organizzata più di vent’anni fa in funzione del pregevole intento di promuovere la figura dell’architetto come rappresentazione di impegno civile, culturale e di espressione umana all’interno della Comunità; il secondo verificare e registrare le trasformazioni del ruolo e della professione dell’architetto avvenute nel nostro territorio soprattutto in riferimento alle nuove generazioni. Nel Veneto in particolare nel Polesine è finalmente maturata la consapevolezza che il mancato investimento nella qualità dell’architettura è stato un errore. E’ noto infatti che progetti e realizzazioni di qualità generano trend stimolanti sia dal punto di vista sociale e culturale ma anche economico; solo così l’architettura tornerà a rappresentare la società e a delineare il futuro. Le nostre città e il nostro territorio subiscono una continua trasformazione “ordinata” o “disordinata” dallo sviluppo urbano e dalle attuali dinamiche insediative; questo determina il problema del difficile compito nella valutazione qualitativa degli interventi che molto spesso non includono l’apporto di giovani progettisti. Le opere esposte illustrano un contributo utile all’approfondimento del dibattito e lasciano intendere che il cambiamento, ancora debole, è in atto. La rassegna raccoglie i lavori di cinquanta architetti iscritti all’Ordine della Provincia di Rovigo, con una vasta rappresentanza degli under 40; sono proposti temi molto diversi: si spazia dal design al progetto urbano, dal paesaggio al micro intervento sull’esistente. Sono esposti anche progetti che hanno partecipato a concorsi nazionali e internazionali i quali dimostrano come il ricorso a tale sistema di selezione e affidamento sia molto apprezzato dagli addetti ai lavori soprattutto perché eleva le capacità e la qualità delle proposte. Poche sono infatti le occasioni di prova che committenti pubblici e privati hanno concesso in questi anni ai progettisti. I lavori esposti presentano modalità e approcci progettuali molto diversi, ma anche ricerca di nuovi linguaggi che non rifiutano a priori la tradizione anzi la reinterpretano attraverso forme nuove e nuove composizioni. La mostra illustra così ciò che è stato fatto negli ultimi anni, ma anche ciò che sarà possibile fare nel prossimo futuro: una serie di risposte critiche a tematiche ricorrenti nel territorio legate sia a contesti urbani che extra-urbani. La rassegna si pone come punto d’incontro tra la cultura architettonica contemporanea e la comunità nell’intento di avvicinare il pubblico all’architettura in quanto bene di interesse collettivo, riconoscendo il ruolo del progetto attraverso il lavoro dei suoi protagonisti; architetti di diversa generazione quelli più maturi e oramai con una carriera consolidata e i più giovani espongono fianco a fianco in un ideale scambio dialettico. Il progetto, spesso impropriamente relegato ai margini dei processi che portano all’esecuzione delle opere, deve ritrovare la sua centralità come motore per generare “quell’architettura” che Giancarlo De Carlo definiva “potente motore per migliorare la qualità della vita”. Infine per noi architetti questa è un’occasione importantissima di confronto e di reciproca presa di coscienza rispetto al lavoro svolto dai colleghi e un’occasione di riflessione sul variegato panorama di professionalità che operano nel nostro ambito territoriale.
commissione cultura e concorsi
Testo a cura di : Roberto Navarrini e Davide Zagato
Presentando l’ultima realizzazione di C&P architetti risulta evidente come il loro lavoro continui nell’assiduo approfondimento di alcuni temi portanti della loro ricerca progettuale: il rapporto tra spazio interno/esterno e tra pubblico/privato, la presenza di elementi di margine e spazi di transizione, la relazione con il paesaggio e con il contesto. Il progetto che metarchitettura pubblica rivela come la ricerca sul tema della residenza collettiva, che cela forme e modi dell’abitare della residenza unifamiliare, si ritrova già nel titolo “Cinque case”. E’ chiaramente espressa la volontà di pensare a cinque case e non ad un edificio con cinque unità abitative. L’edificio si inserisce nel contesto, costituito dagli orti, dagli edifici in linea, dall’area archeologica, con linguaggio semplice e misurato con una forma planimetrica derivata dal rispetto dei vincoli di edificabilità. E’ sorprendente come l’uso attento di alcuni elementi ne conferiscano decisamente il carattere: la copertura a due falde in zinco-titanio seguendo la curvatura della pianta si piega alzandosi verso la strada; le piccole pedane in legno coperte che estendono lo spazio interno dei soggiorni verso il giardino in forma di spalto; le gelosie, filtri tra interno ed esterno, che scompongono il bianco candore delle superfici intonacate. Con pochi decisi e bilanciati tocchi l’edificio, silenziosamente, si inserisce nel paesaggio esistente. Come scrive Sara Basso nel volume C&P, Residenze e luoghi del lavoro i “progetti di C&P offrono soluzioni che richiamano al valore dello spazio di transizione, del paesaggio segnato da soglie percettibili e materialmente differenziate. All’esterno, gli involucri chiusi lasciano visibilità su di un interno colto quasi sempre nella forma del vuoto, che diventa nuovo materiale della composizione, ma anche dispositivo di mediazione con il paesaggio contemporaneo, accogliendo ed emulando i lacerti di cui esso si compone”.
05/07/2010 – Roma: se n’è andato nella notte tra 3 e 4 luglio, dopo una lunga malattia, l’architetto e urbanista Carlo Aymonino. Membro nazionale dell’Accademia di San Luca (di cui è stato presidente dal 1995 al 1996), medaglia d’onore per Meriti della Scienza e della Cultura del Ministero della Pubblica Istruzione e Hononary Fellow dell’American Institute of Architects, Aymonino è una delle figure più rappresentative dell’architettura italiana del ventesimo secolo. Romano, classe 1926, si appassiona presto alla progettazione, seguendo l’esempio dello zio Marcello Piacentini. Nel 1950 consegue la laurea in architettura per poi intraprendere l’attività di docente universitario presso le Facoltà di Architettura di Palermo, Venezia e Roma. Tra 1974 e 1979 è anche Rettore dello IUAV di Venezia. Tra le opere realizzate negli anni dell’esordio professionale si possano ricordare la palazzina Tartaruga a Roma (1951-1954), progettata con Ludovico Quaroni; il quartiere Spine Bianche a Matera (1954-1957), il quartiere Tiburtino a Roma (1950-1954) con Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi.
Gli anni Sessanta vedono Aymonino impegnato nella teorizzazione di una “nuova scienza urbana” affianco ad Aldo Rossi. La ricerca avrà come risultato la costruzione di una serie di edifici, fra cui il complesso residenziale Monte Amiata del Gallaratese a Milano (1967-1972), disegnato con la collaborazione del fratello Maurizio Aymonino, Alessandro De Rossi, Sachim Messarè, ed Aldo Rossi. Il rigore formale è la caratteristica preponderante delle architetture di Aymonino nel decennio successivo, ne sono espressione i progetti per l’Università di Firenze (1971), l’Università delle Calabrie (1973), il palazzo di Giustizia di Ferrara (1977-1984), il Campus Scolastico Superiore di Pesaro (1970-1984). Il 1976 ed il 1985 sono gli anni della partecipazione alla XIII e XV Triennale di Milano ed alla Biennale di Venezia. Dal 1981 al 1985, ricopre il ruolo di Assessore agli Interventi sul Centro Storico del Comune di Roma. Nello stesso periodo progetta l’edificio residenziale alla Giudecca a Venezia (1984), il Centro residenziale e commerciale Benelli a Pesaro (1980-83), il Complesso residenziale Tor Sapienza a Roma (1981-1982), il sistema di piazze al centro di Terni (1985) i sistemi polifunzionali a Scandicci (1989), a San Donà del Piave (1990), in via Ostiense a Roma (1991) e la copertura del Giardino Romano all’interno dei Musei Capitolini a Roma. I funerali si terranno domani, 6 luglio, nella capitale.
Il Winecenter è stato realizzato nel 2006 su progetto dello studio viennese feld72 architekten per la cooperativa vitivinicola di Caldaro. Il monolitico volume si costituisce come un segno importante all’ingresso dell’abitato di Caldaro, nella strada del vino che da Bolzano conduce al Lago di Caldaro.
Il nuovo edificio pur differenziandosi nitidamente dal contesto per materiali e geometrie si inserisce abilmente nel paesaggio urbano, confrontandosi con l’edificio originario della cantina risalente al 1911 e le più recenti aggiunte. Planimetricamente la forma ad L permette di costituire un’intima corte, protetta dalla strada principale, dove trovano posto i parcheggi in superficie e i diversi accessi agli edifici della cooperativa.
Al contempo le grandi superfici vetrate consentono una continua percezione di forte permeabilità e leggerezza, in grado di porre in forte relazione lo spazio esterno della corte, gli spazi interni dell’outlet e la strada di passaggio sul lato opposto. Il rivestimento esterno è costituito da pannelli in fibra di cemento di color marrone. Un guscio uniforme, continuo tra pareti e falde inclinate del tetto, avvolge l’intero volume conferendogli una forma dinamica e decisa, dal profilo ascensionale, rafforzata dalle ampie superfici vetrate posizionate a filo con le lastre di rivestimento.
Il nuovo volume prismatico conferisce unitarietà all’intera proprietà della cooperativa, valorizzando l’intorno urbano e la percezione che si ha dalla strada di passaggio. L’interno presenta un interessante sovrapporsi di piani, esaltato dalle diverse altezze generate dai profili delle falde inclinate. Si genera così un percorso che mette in relazione le diverse funzioni e i diversi livelli: dalla cantina nel piano interrato, allo shop al pian terreno, dal bar e lo spazio lounge tra mezzanino e primo piano, per giungere finalmente alla zona di assaggio nel punto più alto.
Matericamente l’interno è trattato con cemento a vista o intonacato, legno di acacia e grandi aperture vetrate come punti di vista preferenziali verso l’intorno. Anche i diversi arredi interni sono in legno di acacia, creando un suggestivo continuo richiamo cromatico al mondo vinicolo. Il Winecenter è stato premiato nel 2007 al The Chicago Athenaeum International Award. Feld 72 architecture and urban strategies, è un gruppo di giovani architetti con base a Vienna e Bolzano (Mario Paintner, 1973 Klagenfurt-AT; Richard Scheich, 1972 Launceston-AUS; Anne Catherine Fleith, 1975 Colmar-FR; Peter Zoderer, 1973 Bolzano-IT; Michael Obrist, 1972 Bolzano-IT), formatisi presso la TU di Vienna, con esperienze di studio presso la TU di Delft (NL), la CVUT di Praga (CZ) e la SA do Portsmouth (GB).
Giovedì 4 febbraio 2010 alle ore 17,30 presso l’Auditorium “ex Vescovado” del Conservatorio Venezze di Rovigo, via Pighin, avrà luogo la presentazione organizzata dalla Regione del Veneto in collaborazione con il Comune di Rovigo del volume “spazio ricucito|restauro e recupero del castello di Rovigo” a cura di Fiorenza Ronsisvalle ed Elena Lavezzo con le fotografie di Franco Navarrini.
Interverranno:
Renzo Marangon, Assessore regionale all’Urbanistica e Politiche per il Territorio
Fausto Merchiori, Sindaco del Comune di Rovigo
Amerigo Restucci, Rettore dell’ I.U.A.V. di Venezia
Sergio Garbato, Giornalista
Io sono una forza del passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d’altare, dai borghi……
Pier Paolo Pasolini
La pubblicazione di un libro che racconta il recupero anche di un frammento della storia della propria città è sempre e comunque un atto di particolare attenzione e rispetto delle proprie radici. Il futuro è alle nostre spalle e la riscoperta di un luogo genesis urbis come il Castello di Rovigo diventa un momento di arricchimento della coscienza collettiva, di quel sentimento di appartenenza che ci unisce tutti non solo alla città come luogo fisico, ma alla città-comunità. L’azione intrapresa non si è limitata alla ricerca del genius loci, ma ha voluto reinventare un luogo funzionale ad una nuova visione della città futura.
Mai come oggi il centro storico deve riassumere il ruolo fondamentale di cuore pulsante della città e superare gli effetti negativi di un modello di sviluppo urbano spasmodico, che antepone la quantità alla qualità edilizia, che privilegia lo spostamento in automobile al mezzo pubblico o alla bicicletta che subisce i modelli commerciali imposti dal mercato e le nuove abitudini d’acquisto, che crea disequilibri territoriali e ambientali non sempre controbilanciati da adeguate misure.
Ecco perché riteniamo che l’azione di recupero dell’area medievale cittadina, attraverso nuovi spazi e nuovi volumi messi a disposizione dei cittadini, sia l’occasione per una reale rivitalizzazione del centro.
Il nostro ringraziamento va a tutte quelle persone che hanno contribuito con la conoscenza, l’esperienza, la professionalità e la passione per il loro lavoro alla realizzazione del progetto di recupero del Castello di Rovigo, unitamente alla Regione Veneto, al Comune di Rovigo, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Verona, alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e a tutte le maestranze. Ai lettori l’augurio che in questo progetto possano ritrovare i punti di contatto che ci legano così indissolubilmente ad un passato pur lontano e le opportunità di crescita sociale per il futuro.
F. Ronsisvalle E. Lavezzo (introduzione al volume)
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A giorni uscirà il volume presS/Tmag, la raccolta delle opere pubblicate su presS/Tmagazine. Sono oltre cento presentate, in cinque anni di attività, sulla rivista elettronica che viene spedita ogni settimana per e-mail.
Il volume è edito da Mancosu Editore nella collana Grandi Tascabili di Architettura. http://www.mancosueditore.eu/
Sarà presentato venerdì 11 dicembre alle ore 18.00 all’INARCH presso Acer in via di Villa Patrizi 11 a Roma.
Presentazione del volume
presS/Tmag a cura di Luigi Prestinenza Puglisi e Anna Baldini edito da Mancosu Architectural Book
Ne parleranno: Anna Baldini, Antonella Greco, Carlo Mancosu, Renato Nicolini, Francesco Orofino, Luigi Prestinenza Puglisi, Amedeo Schiattarella
Appuntamento all’IN/ARCH
venerdì 11 dicembre 2009, ore 17.30
ACER, via di villa Patrizi 11
Inaugurazione delle mostre
- presS/Tmag: esposizione delle opere pubblicate sul volume, a cura di presS/Tfactory
- ventisettetrentasette: rassegna di giovani architetti romani, a cura di Nicoletta Mairo
Appuntamento alla Casa dell’Architettura
venerdì 11 dicembre 2009, ore 20.00
piazza Manfredo Fanti 47
Venerdì 02/10/2009 presso gli spazi della Pescheria Nuova di Rovigo, alla presenza delle autorità e di un folto pubblico di architetti, studenti, addetti ai lavori e cittadini, si è inaugurata la 6° edizione di “architetturacommestibile” dal titolo Intersezioni urbane. Dopo il saluto del Vicesindaco, del Presidente di ASM e del Dirigente all’Urbanistica del Comune, sono intervenuti il curatore arch. Roberto Navarrini e i docenti della Facoltà di Architettura di Ferrara arch. Alessandro Gaiani e arch. Alessandro Massarente.
Il prossimo appuntamento in Pescheria Nuova, Corso del Popolo Rovigo, è per venerdì 9/10/2009 alle ore 17,00 con la conferenza dell’arch. Carmelo Baglivo Studio IAN+ Roma
INTERSEZIONI_URBANE
Progetti per l’area nord di Rovigo
Venerdì 2 ottobre 2009 alle ore 17:00 si inaugura presso la Pescheria Nuova in Corso del Popolo 140 a Rovigo la mostra INTERSEZIONI_URBANE sesto appuntamento dell’evento architetturacommestibile curato da Roberto Navarrini ed Elena Lavezzo con la collaborazione di ArcDes Centro per lo sviluppo di servizi integrati di progettazione per la città, l’ambiente e il paesaggio, Dipartimento di Architettura, Ferrara. La mostra è promossa e patrocinata dal Comune di Rovigo Assessorato all’Urbanistica, patrocinata dalla Facoltà di architettura “Biagio Rossetti” di Ferrara e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Rovigo.
INTERSEZIONI URBANE
Progetti per l’area nord di Rovigo dalla Facoltà di Architettura di Ferrara
Nel gennaio 2009 è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra Comune di Rovigo e Università degli Studi di Ferrara volto a instaurare stabili ed organiche forme di collaborazione di ampia portata tra lo stesso Comune di Rovigo, la Facoltà e il Dipartimento di Architettura, ad esempio nella ricerca e nell’applicazione sperimentale di nuovi metodi e tecnologie di intervento nel campo dell’analisi dei contesti urbani, della pianificazione e della progettazione urbana e paesaggistica.Responsabile scientifico del Protocollo di intesa per l’Università degli Studi di Ferrara è il Prof. Alessandro Massarente, che è stato coordinatore d’anno dei tre Laboratori di progettazione architettonica 4 della Facoltà di Architettura di Ferrara, i quali da febbraio a luglio 2009 hanno svolto le proprie attività didattiche utilizzando come caso studio le aree, attualmente occupate da SITA, ASM e centro Don Bosco, comprese nell’isolato tra i viali Marconi e Porta Adige, le vie Petrarca e Alighieri, nei pressi della stazione ferroviaria del capoluogo.Circa un centinaio di studenti, provenienti anche da diversi Paesi europei ed extra-europei, hanno elaborato oltre 40 proposte progettuali a scala urbana e architettonica, con la supervisione di collaboratori e docenti, finalizzate alla riqualificazione e valorizzazione delle stesse aree.Le esplorazioni progettuali esposte nella mostra potranno evidenziare al pubblico come l’area oggetto di studio sia stata per gli studenti di Ferrara il luogo in cui sperimentare progettualmente diverse possibilità configurative di tessuti urbani a prevalente destinazione residenziale, articolati in diversi possibili scenari, a volte tra loro alternativi, secondo alcune destinazioni d’uso ritenute compatibili con le caratteristiche dell’area. Tra queste le residenze speciali per giovani lavoratori, giovani coppie e studenti, viste le caratteristiche localizzative dell’area, vicina alle principali arterie di ingresso da nord alla città e prossima ai nodi infrastrutturali di comunicazione con le città e i centri vicini, oltre che per fasce sociali più deboli, quali anziani, per la sua vicinanza con il centro storico. In stretta connessione con le residenze, sono state inoltre previste attività commerciali a supporto della residenza, e in certi casi sono state con le precedenti coordinate le attività scolastiche e parascolastiche (aule, mensa, auditorium), così come gli spazi e strutture per lo sport e il tempo libero, in parte già presenti nell’area. Molti di questi scenari prevedono radicali trasformazioni del sistema infrastrutturale a servizio dell’area e di quelle limitrofe, così come nuove configurazioni nella sequenza e nel disegno degli spazi pubblici, siano essi piazze, corti, portici, viali, parchi, giardini, in un’esplorazione dei possibili modi di attraversare un isolato urbano attualmente introverso ma collocato in una zona strategica della città.
Questi diversi scenari saranno presentati alla cittadinanza nel corso di una mostra, programmata dall’1 al 11 ottobre 2009 nelle sale della Pescheria Nuova a Rovigo, e aperta tutti i giorni dalle 17 alle 20, con ingresso gratuito, che si inserisce nel ciclo di mostre di architettura contemporanea “architetturacommestibile”, curato anche per la sua sesta edizione dagli architetti Elena Lavezzo e Roberto Navarrini.
Disegni e modelli a scala urbana e architettonica illustreranno le proposte degli studenti, mentre alcune immagini introdurranno agli spazi urbani che caratterizzano i diversi progetti. Il programma dell’inaugurazione, prevista per venerdì 2 ottobre 2009 alle 17 in Pescheria Nuova, prevede i saluti del Sindaco di Rovigo, Fausto Merchiori, dell’Assessore per le Politiche per il Territorio della Regione del Veneto, Renzo Marangon, e gli interventi dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Rovigo, Luigi Osti, e del Presidente dell’ASM Rovigo, Giovanni Salvaggio. Introdurranno i lavori i docenti dei tre Laboratori di progettazione architettonica 4 della Facoltà di Architettura di Ferrara, Carmelo Baglivo, Alessandro Gaiani e Alessandro Massarente.
Finalmente a 10 anni dal concorso sta per veder la luce il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid. Il museo aprirà ufficialmente nel 2010. Come tappa di avvicinamento, sabato 14 e domenica 15 novembre, ci sarà l’apertura straordinaria in anteprima del MAXXI, prima ancora che le opere vengano esposte, e la possibilità di visitare, dalle ore 10 alle 13, gli spazi ideati dall’architetto Zaha Hadid. Per accedere al museo è necessaria la prenotazione Servizio Educativo MAXXI: edumaxxi@darc.beniculturali.it
ph: Richard Bryant
ph: Rolan Halbe
Nel 1998 viene bandito dalla Soprintendenza Speciale Arte Contemporanea, su incarico del Ministro per i Beni Culturali, il concorso internazionale di idee per la realizzazione a Roma del nuovo polo nazionale espositivo dedicato all’arte e all’architettura contemporanee. Tra le 273 candidature, il progetto vincitore risulta quello dell’architetto Zaha Hadid, che convince la giuria per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano grazie ad una soluzione architettonica innovativa e altamente creativa. La progettazione definitiva conferma l’idea di campus urbano, in cui la tradizionale nozione di edificio si amplia in una dimensione più vasta, che investe tanto lo spazio della città quanto quello interno. La complessità delle forme, il loro profilo sinuoso, il variare e l’intrecciarsi delle quote determinano una trama spaziale e funzionale di grande complessità. I due musei -- MAXXI arte e MAXXI architettura -- ruotano intorno alla grande hall a tutta altezza dalla quale si accede ai servizi di accoglienza, alla caffetteria, al bookshop, ai laboratori didattici, all’auditorium e alle sale per eventi dal vivo, alle gallerie dedicate alle esposizioni temporanee e alle collezioni di grafica e fotografia. Molteplici ambienti che convivono in una sequenza di suites caratterizzate da un uso modulato della luce naturale.
Lo spazio non si identifica esclusivamente in un percorso lineare, ma offre una gamma di scelte alternative per far sì che il visitatore non torni mai sui propri passi, godendo di suggestivi scorci panoramici sull’architettura, le opere e la città.
Con il contributo di Vivere l’architettura, fjfmproduzioni, possiamo visitare virtualmente il museo.
Un omaggio a SUPERSTUDIO con un filmato che ci fa riassaporare il loro approccio “super” all’architettura..
I principali architetti erano Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, a cui si aggiungono Roberto Magris, Alessandro Magris, Piero Frassinelli ed Alessandro Poli. Assieme agli Archizoom Associati furono gli esponenti dell’ Architettura Radicale, presentano nel loro pensiero temi ancora attuali come il “monumento continuo”, la “supersuperficie”.
Il massimo successo dei Superstudio avvenne nel 1972 quando parteciparono alla mostra al MOMA Italy New Domestic Landscape.
Assieme agli Archizoom Associati, Ettore Sottsass e altri realizzano i laboratori didattici Global Tools con lo scopo di diffondere le idee portate avanti dal movimento dell’Architettura Radicale; i seminari dei Global Tools non avendo molto successo determinano nel 1973 il separamento dei gruppi e il termine delle ricerca progettuale dei Superstudio.
Manifesto del Terzo paesaggio è il primo libro tradotto in italiano di uno tra i più noti paesaggisti europei. Con l’espressione “Terzo paesaggio”, Gilles Clément indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico… Sono spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica. Questo piccolo libro ne mostra i meccanismi evolutivi, le connessioni reciproche, l’importanza per il futuro del pianeta. È un’opera di grande densità teorica, che apre un campo di riflessione anche ad implicazioni politiche. “Terzo paesaggio” rinvia a “Terzo stato”, al pamphlet di Seyès del: “Cos’è il Terzo stato? – Tutto. Cosa ha fatto finora? – Niente. Cosa aspira a diventare? – Qualcosa”.